La pianta proviene originariamente dal Mediterraneo orientale e dall'Asia occidentale
Il nome si deve al latino anisum che deriva a sua volta dal greco Anison oppure anneson, spesso confuso con Aneto, chiamato in greco aneton
Nella cucina di alcuni paesi orientali come l'India, l'Iran e l'Indonesia non si usa distinguere tra anice e finocchio: a entrambi i prodotti viene generalmente dato lo stesso nome oppure, in alcuni casi, vengono differenziati con un epiteto: in India, saunf indica il Finocchio chiamato anche patli saunf (Finocchio sottile) mentre l'Anice, considerato un prodotto straniero, viene chiamato vilayati saunf (Finocchio estero)
Nella cucina occidentale l'utilizzo dell'anice è generalmente riservato al pane e alle torte, solo occasionalmente viene impiegato per aromatizzare prodotti alla frutta
Alcune volte l'anice viene usato nelle miscele di spezie per salsicce e stufati
L'impiego maggiore in diversi paesi del mediterraneo riguarda i liquori aromatizzati all'anice come il Raki in Turchia, l'Ouzo in Grecia e il Pernod in Francia
Per l'utilizzo vengono usati i frutti della pianta delle apiaceae chiamati spesso, con un termine botanicamente errato, "semi"
L'aroma dell'olio essenziale (circa il 3% dei frutti) è dominato dal trans-anetholo (max
90%)
Altri componenti sono estragol (iso-anetholo, 2%), anise aldehyde (inf
a 1%), anise alcol, p-methoxy-acetophenone, pinene, limonene
Un insolito componente è il phenol ester 4-methoxy-2-(1-propene-yl)-phenol-2-methyl-butyrate che è caratteristico dell'anice (5%)
Nella letteratura si trovano accenni al fatto che l'anice, in particolare quello di origine italiana, possa contenere piccoli quantitativi di frutti di cicuta altamente tossici
Tale ammonimento sembra ormai superato: probabilmente nessuno subirà la morte di Socrate, dopo aver assaggiato un biscotto all'anice